| — | (Pietro Grasso) |
CASO COSENTINO – DICHIARAZIONE DI MAURIZO TURCO, DEPUTATO RADICALE, MEMBRO DELLA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI
fra poche ore la Giunta per le autorizzazioni della Camera dei Deputati di cui faccio parte dovrà votare la seconda richiesta di arresto dell’On. Cosentino.
Per informazione ti invio quello che sarà il comunicato stampa con il quale annuncio il mio voto e la dichiarazione che farò verbalizzare.
In questi giorni mi è stata attribuita dalla stampa una costante incertezza in realtà non avevo ancora deciso perché oltre gli atti inviati in Giunta ho voluto approfondire la questione leggendo altre sentenze e materiale vario inerente la questione.
Ti ringrazio per l’attenzione
Maurizio Turco
Il contesto ed il testo nel quale maturano le accuse rivolte al collega Cosentino fanno riferimento all’esistenza, storicamente accertata e giudiziariamente cristallizzata, del gruppo camorristico denominato ‘clan dei Casalesi’.
La natura, la struttura, i protagonisti e le dinamiche del ‘clan dei Casalesi’ sono state approfonditamente delineate nelle sentenze conclusive e definitive dei processi denominati Spartacus 1 e Spartacus 2, oltreché nel saggio “Gomorra”.
Sia le citate sentenze, sia il noto saggio, prendono in esame ed approfondiscono un lungo arco temporale di vita dell’associazione criminale di Casal di Principe, paese nel quale è nato ed ha lungamente vissuto l’on. Cosentino. Ciò nonostante e sino al 2005, cioè sino a quando l’on. Cosentino non ha ricoperto un ruolo politico di livello nazionale, le strade del clan dei Casalesi e dell’on. Cosentino non si sono mai, neppure per sbaglio, incrociate. Nessuna traccia nei procedimenti e nei saggi.
Oggi l’on. Cosentino viene accusato di condotte che non hanno, in sé, a alcun rilievo penale e delle quali l’on. Cosentino ha fornito ampia ed esaustiva spiegazione nelle memorie depositate presso questa commissione e che, se vorrà, mi incaricherò di rendere pubbliche.
Gli inquirenti prima ed il GIP poi, vestono queste condotte di rilevanza penale in relazione alla circostanza per la quale l’on. Cosentino sarebbe addirittura il referente politico nazionale del Clan dei Casalesi; affermazione questa che però appare essere del tutto apodittica e slegata da qualsiasi accertamento concreto di un qualsivoglia fatto specifico.
Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che svolgono chiamate di correo nei confronti del collega, senza peraltro attribuirgli mai fatti concreti specifici, oltre a non essere supportate da alcun riscontro obiettivo ed individualizzante- per quanto emerge dalla stessa lettura dell’ordinanza di custodia cautelare – appaiono essere in diversi punti platealmente smentite da dati storicamente accertati di segno assolutamente diverso.
Ritengo pertanto che la richiesta di esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del collega sia infondata e frutto di un obiettivo fumus persecutionis.
The most subversive protest of all: An Egyptian protestor kisses a riot police officer.
(via kateoplis)
| — | Carl Jung (via oceanofmind) |
“Quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola.”
“La propaganda è un’arte, non importa se questa racconti la verità.”
J. Goebbels
Vari sono i problemi che Wikileaks pone sul campo, lasciandoci ben poco spazio di manovra per glissare o simulare. Ma il rovello principale sollevato dai leaks è certamente quello del rapporto fra la gestione reale del potere negli stati democratici e l’immagine dei fini e delle motivazioni che invece viene comunicata alla pubblica opinione dei detti stati, in teoria unica detentrice della sovranità e quindi di quel medesimo potere.
Quando scrivo “pubblica opinione” intendo naturalmente la doxa parmenidea, l’opinione atecnica e superficiale del cittadino medio che ha altre occupazioni quotidiane ed altri interessi … è del tutto ovvio infatti come nessuno che abbia confidenza con la politica internazionale può essersi davvero sorpreso a leggere che l’Afghanistan moderno esiste solo quale creazione della politica internazionale, la Corea del Nord ha patti decennali con l’Iran, gli States sono irritati dalla politica italiana del “ndo’ cojo cojo” in mezzo ai loro acerrimi nemici…). Eppure proprio questa conoscenza diffusa, questo prometeico dono di Assange (e di chi lo appoggia e sostiene), determina una straordinaria novità, imprevedibile negli esiti finali e repentina nelle conseguenze: dopo Wikileaks diviene difficile per i governi, per i loro portavoce, per gli ambasciatori raccontare le “favolette” di stampo ottocentesco (non è che la guerra di Crimea e quella in Iraq siano state raccontate con modalità tanto diverse, decisamente propagandistiche, nonostante i secoli di distanza) su cui si poggiano le strategie comunicative dei governi da quando esiste la moderna democrazia nazionale… da oggi la domanda “ma in che modo l’Arabia Saudita ci sosterrebbe se attaccassimo l’Iran” diventa possibile alle conferenze stampa del Pentagono… mentre prima, certo non per ignoranza della questione da parte dell’avvertito giornalista ma per suo quieto vivere, sarebbe stato surreale anche solo immaginarla, non essendoci un pubblico vasto a cui dar conto di una questione ignota alla stragrande maggioranza.
“Fatta la legge trovato l’inganno” racconta la cinica sapienza popolare italiana… posto il principio ideale democratico, operando abilmente sui media e sull’emotività della massa si può conservare la medesima assoluta discrezionalità nelle scelte geopolitiche (e non) che si aveva in tempi di potere assoluto.
“Mentire, omettere per conservare arbitrio e finalità non soggette a censura e/o poter fare quel che si ritiene il meglio per il bene comune” è concetto diametralmente opposto al“conoscere per deliberare”, pure all’apparenza cardine logico di qualsiasi ordinamento voglia definirsi democratico. Eppure il primo, in buona o cattiva fede, è il principio di governo generalmente praticato nel pianeta, tanto più efficace ed agevole quanto la popolazione governata abbia scarsa formazione culturale in genere, scarsa formazione politica nello specifico e media nazionali proni al potere. Per cattiva fede intendo il torcere l’interesse collettivo ai fini esclusivi delle elite al comando, spregiudicatamente… per buona fede il ritenere che la massa sia “tonta”, incapace di decidere su questioni di vasta portata, e vada pertanto indirizzata e guidata, come si fa coi bambini e le bugie bianche su Babbo Natale ed il sesso… ambedue queste visioni sono essenzialmente apocalittiche, ma la seconda è un buon punto di partenza per discutere finalmente i modi ed il campo d’azione di una vera “democrazia universale”, senza remore o riserve mentali, oppure per riformarla su basi diverse (censo, cultura, Q.I.), ma comunque tali da porre un termine all’ambiguità di fondo che pervade la prassi politica degli ultimi 200 anni.
La difficoltà sta nell’accettare che il dispotismo non sia patrimonio esclusivo degli stati “canaglia”, ma sia ben radicato e diffuso nel mondo “libero”. Certo, negli stati democratici il voto consente rimozioni e novità, ma se la scelta avviene su dati falsati la differenza col resto del mondo si assottiglia notevolmente. Sino quasi a scomparire, come nel caso limite chiamato Italia.
Non paia però moralismo populista… E’ di tutta evidenza, infatti, che alla radice vi sia l’egoismo innato nella specie umana e di tutte le altre. L’egoismo del gene appunto, che alla propria “felicità biologica”, intesa come benessere materiale espandibile all’infinito per una prole quanto più numerosa possibile, sacrifica senza troppe remore quella del prossimo, figuriamoci del lontano.
Il desiderio dell’individuo di “possedere ed usare” quanto più può diviene quindi, sommandosi a quello dei connazionali, o dei colleghi, o dei consanguinei, il desiderio degli stati di allargare i confini, di appropriarsi delle risorse disponibili, il desiderio delle corporations di generare le massime revenues concepibili, sino al sogno estremo del monopolio, il desiderio dei clan di sopraffare e sostituirsi.
“Homo homini lupus est”, alfine… ma in un mondo che da un lato conosce l’atomica, le armi batteriologiche ed un enorme quantità di satrapi, dichiarati o nascosti, pronti ad utilizzare i leaks tecnologici (quelli si davvero terribili) ai loro fini (chissà che sarebbe successo se Pol Pot avesse avuto l’atomica e Bokassa l’ebola); dall’altro la comunicazione capillare di massa che sfrutta una pallida alfabetizzazione per rinfocolare egoismi e materialismi, provando a sgretolare la saggezza collettiva che milioni di anni di evoluzione e civiltà avevano prodotto nella collettività (perché far scorrere fiumi di acqua calda quando ci si rade e non raccoglierla invece in un bacile, perché avere 1.000 tipi di disinfettanti ed antisettici potenzialmente allergenici quando basta coltivarsi una pianta di aloe… e bastino qui questi banali esempi, che vogliono essere indici di trasformazioni tanto rapide quanto discutibili).
Non possiamo certo attenderci dalle teocrazie medio orientali o dai dispotismi delle steppe alcuna resipiscenza, alcun freno sulla strada che conduce all’inevitabile prossimo scontro planetario, essendo la loro storia, la loro cultura assai diverse ed in definitiva impreparate… ma un occidente che ha paura di esser quel che dichiara, che si traveste da agnello quando ancora lupo è, che rifiuta il doloroso ma salutare svilupparsi del sapere collettivo, della razionalità individuale e della propria democraticità, non è solo ipocrita ed indegno, ma anche miope e suicida. Perché l’aspirazione democratica, le libertà individuali, i diritti dell’individuo, la crescita costante della cultura e della consapevolezza popolare sono i nostri migliori assets, la nostra assicurazione sulla sopravvivenza della civiltà occidentale e di coloro che fisicamente la incarnano.
Le conquiste di cui sopra rappresentano millenni e millenni di sforzo collettivo, di sangue ed aspettative, di genio e dolore… in essi è condensata, riposta la speranza asintotica del mondo intero e di ciascuno alla “felicità”… ad essi guardano gli illuminati, pochi e maltrattati, nati in luoghi meno fortunati dei nostri.
Esse sono tutto quello che potrà persuadere miliardi di uomini affamati e disperati, sudditi di governi dispotici che trattiamo con disinvoltura e amistà al fine di carpirne risorse e mercati, a non distruggere il nostro mondo finché non ne resti pietra su pietra, a non massacrare noi poche centinaia di milioni non appena possederanno i mezzi tecnici per farlo.
Ed a questo sono vicini, come ci chiarisce ulteriormente lo stesso Assange, dannatamente vicini.


